Guarire le Ferite interiori

Guarire le ferite interiori, come quelle del corpo è osservare come naturalmente si rimargina la ferita attraverso il processo di cicatrizzazione. Ci può essere un processo breve o più lungo, ma come dice il dott. Raffaele Morelli: nessuna ferita è per sempre, ma se si continua a ricordare e ad identificarsi con la ferita è come continuare a grattare sulla cicatrice. Andiamo a conoscere i consigli del prof. Raffaele Morelli su come guarire le ferite interiori.

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Chiediti cosa ti piace ora

Spesso abbiamo l’idea sbagliata che le ferite interiori durano per sempre. Quindi pensiamo che, se per esempio tua madre ti ha abbandonato da bambino, allora soffrirai sempre; ma questo non è vero, non è reale. Il dott. Raffele Morelli ci sprona a guardare il qui e ora e a chiederci: cosa mi piace ora? Tu sei quello che ha la ferita ma sei anche quello a cui piace quella cosa particolare.

Qualsiasi cosa ti è accaduta, chiediti cosa ti piace adesso.  Se continui a pensare alla tua ferita, quella ferita diventerà cronica dentro di te, ma se ti ricordi che c’è qualcosa che sta facendo te, proprio te, solo te, indipendentemente da ciò che è accaduto, il dolore della ferita incomincia ad allontanarsi. Morelli ci ricorda che c’è un processo creativo, qualcosa che sta creando l’essere che sei, indipendentemente dalla vita che hai fatto, da chi hai incontrato, da ciò che credi di essere.

Spesso colleghiamo ciò che ci succede alla nostra storia familiare, ma se ti guardi intorno e osservi cosa accade nell’ora, ciò che sta creando adesso te stesso è qui e ora che ti sta creando. Dunque, porta lo sguardo su ciò che c’è intorno e quando arriva la ferita tu continua a guardare cosa c’è intorno a te, cosa vedi? Un quadro, un albero, una parete, una pianta…osserva! Tutto appare e scompare, niente dura per sempre e anche noi cambiamo continuamente.

Cos’è che viene ferito davvero?

Quando vuoi guarire le tue ferite interiori devi guardare cos’è che viene davvero ferito. Ciò che viene ferito in realtà è l’identità alla mentalità comune per la quale, se c’è una ferita interiore, un trauma, questa non guarirà mai, non si rimarginerà. Certo, se continui a grattare sulla cicatrice, la ferita si continua a riaprire; se continui in modo ossessivo a ricordare, a guardare la ferita che hai subito, ti sembrerà che questa sia sempre qui con te. Ma c’è qualcosa che ti sta creando proprio ora e che si esprime indipendentemente dalla tua storia.

La ghianda, indipendentemente dal terreno in cui si trova, continua imperterrita a fare le sue radici, le sue foglie, i suoi rami, la quercia. C’è qualcosa dentro di te che imperterrito continua a fare te stesso e il tuo lavoro, dice Morelli, è essere seduto su quella essenza imperterrita che continua a fare te stesso. Allora succede che non c’è più quella persona con quella determinata ferita, ma c’è l’essere essenziale che guarda cosa c’è ora intorno e dentro di sé.

Sapere che c’è uno spazio creativo perenne dentro di te che continua a creare al di là del tempo e dello spazio, ti porterà a vedere chiaro che portare la tua attenzione sulle ferite può distruggere la tua esistenza. Mentre, invece, osservi cosa c’è ora dentro e fuori di te, con la mente vuota dall’identificazione e dal ricordo, ti accorgi che la felicità arriva spontaneamente e senza motivo. L’infelicità è sempre legata al fatto che vogliamo essere come tutti gli altri e che detestiamo l’imperfezione.

Come guarire le ferite interiori

Quando non vuoi guardare la cicatrice tu stai pensando alla tua perfezione, subito dopo tornerai all’ imperfezione e quindi, all’impotenza alla disistima. Allora, il dott. Morelli ti consiglia di chiederti: Chi sono io? Non quello che credo di essere. Sono ciò che accade ora dentro e fuori di me, sono quello che guarda le cose che accadono. Quindi, se c’è qualcosa che mi ferisce, io sono quello che guarda ciò che accade.

Allora i ricordi diventeranno tuoi alleati, i veri ricordi, non quelli che scegli per farti del male; ma l’anima partorisce ricordi per il futuro, per esempio, ti viene in mente di come giocavi da bambino e questo ricordo ti ha fa venire in mente idee nuove per il tuo lavoro! Questo è un buon ricordo!

Quando invece ricordi quell’esperienza e ti viene in mente qualcosa o qualcuno che ti ha ferito, queste non sono le leggi dell’anima, ma dell’identificazione, del fatto che vuoi essere perfetto e come tutti gli altri. Se dai importanza ad un trauma non dai importanza a ciò che ti sta creando ora, è questo qualcosa che ti fa continuare a vivere e a creare il tuo destino, unico e irripetibile.

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Bibliografia

 

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