Karate origini e consigli Intervista al maestro Enrico Cembran

Il Karate è una disciplina marziale giapponese , molto in voga anche in Occidente. Abbiamo fatto un’ intervista al maestro Enrico Cembran per conoscere meglio questa disciplina, le sue origini,  i benefici, le possibili controindicazioni e a quale età praticare.

Karate Intervista al maestro Enrico Cembran

Enrico Cembran è Medico Chirurgo ed Odontoiatra, Medico Olista, Maestro Reiki, Cintura nera sesto dan di Karate Do Tradizionale stile Shotokan, Renshi di Hiroshi Shirai Goshindo, arbitro nazionale e membro della Commissione Nazionale Arbitri della Federazione Italiana Karate Tradizionale e Discipline Affini, Martial Art Therapist di Kids Kicking Cancer Italia onlus. Pratica Karate Tradizionale da quarantadue anni e lo insegna da trentasette a Roma nella ASD Taikyoku Karate Kai.

karate origini e consigli

  1. Cosa è il Karate e quali sono le sue origini?

  • Il Karate è relativamente una giovane disciplina marziale giapponese, derivante dalla tradizione culturale cinese, arricchita da contenuti autoctoni dell’Isola di Okinawa e da qui esportata in Giappone, dove ha trovato la sua definitiva manifestazione quale via di crescita ed espressione fisica e spirituale.
  • Dal Giappone si è espansa vertiginosamente nel resto del mondo, a partire dagli anni ’50 e ’60, subendo un’ulteriore metamorfosi in sport da combattimento.

Pertanto potremmo definire cinque fondamentali aspetti del Karate:

  • Il Karate nasce in Okinawa, isola dell’Arcipelago delle Ryu Kyu, come tecnica marziale, il Karate Jutsu, derivato dai sistemi cinesi di combattimento più antichi e noti, riconducibili genericamente al Kung Fu. Okinawa originariamente era un protettorato cinese, in cui, per l’appunto dalla Cina, venivano inviate missioni economiche e socio culturali, attraverso le quali arrivarono i primi rudimenti dell’arte.
  • Tuttavia, all’epoca, in Okinawa, vigeva il divieto assoluto di portare armi e proprio questo determinò l’esigenza della nascita di una disciplina autoctona di autodifesa a mani nude (To-te o To-de, Mano Vuota), integrata con sistemi di difesa con rudimentali strumenti di lavoro.
  • L’elevato grado di efficacia e pericolosità di questa tecnica, determinò la sua trasformazione in Karate Do, via educativa di crescita spirituale e fisica. Nel mondo, ancor oggi una minoranza di praticanti studia questo aspetto della disciplina, denominato Karate Do Antico o di Okinawa.
  • Da Okinawa, agli inizi del diciannovesimo secolo, l’arte venne esportata in Giappone, dove all’inizio trovò moltissima resistenza, stante la sua caratteristica di disciplina “esterna” alla cultura giapponese. Tuttavia, molte scuole militari, di polizia ed universitarie la inserirono nei loro programmi di insegnamento e da qui, la disciplina si impiantò stabilmente nella società e cultura giapponese, subendo una non indifferente opera di trasformazione volta a cancellare il più possibile la matrice cinese e okinawese.
  •  Questo è il Karate Do moderno che, attraverso un gruppo di grandissimi maestri, appartenenti prevalentemente alla scuola di stile Shotokan della Japan Karate Association, si diffuse rapidissimamente, negli anni a cavallo fra il 1950 e 1970 nel resto del mondo.
  • In questa dimensione il Karate subì un’ulteriore trasformazione, dovendosi cimentare con la dimensione sportiva.
  • Negli ultimi anni, il Karate Do Moderno si è ulteriormente differenziato in Karate Do Tradizionale, quello maggiormente attinente alla dimensione del Bu Do Giapponese, nel quale l’attività sportiva è subordinata all’etica dei Bushi Do, la Via del Samurai, ed in Karate Sportivo, nel quale l’espressione tecnica è subordinata all’aspetto meramente atletico della pratica.
  • Quale che sia l’approccio, il Karate Do Tradizionale, si pratica eseguendo sequenze di tecniche fondamentali, il Kihon.
  • Altro insostituibile sistema di apprendimento e allenamento è la pratica del Kumitè, combattimento contro uno o più avversari, secondo schemi sempre meno organizzati e coerenti, con un solo vincolo, il controllo assoluto dei colpi, tutti ipoteticamente letali, portati sempre e solo in condizioni di assoluta sicurezza.
  • Infine attraverso il Kata, sequenze di tecniche codificate, collegate e coerenti, raffiguranti un ipotetico combattimento contro uno o più avversari. In realtà rappresenta un vero incontro/scontro con se stessi con annessi pregi, difetti, limiti e talenti.

2. Quali benefici può apportare il Karate alla salute dell’individuo?

Immensi, se inseriti in un corretto sistema di apprendimento, nel quale l’insegnante, opportunamente formato, sappia coniugare il giusto equilibrio fra gli aspetti fisici e spirituali dell’arte. Ma anche quelli meramente sportivi, più adatti al pubblico giovanile. Il Karate Do, soprattutto Tradizionale, è un’arte marziale da eseguire a mani e piedi nudi, con l’uso di tutto il corpo, in armonia con la respirazione, in uno stato di attivazione mentale continua, soprattutto nell’ambito della sua componente inconscia. In tale dimensione, il Karate Do fornisce al praticante continui spunti di autoanalisi e ricerca, migliorando da subito le sue capacità fisiche, organiche, mentali e spirituali. Solo per citare alcuni esempi, attraverso la pratica, si accrescono il tono muscolare, l’elasticità delle articolazioni, la resistenza allo sforzo, l’equilibrio, la capacità di recupero cardio-respiratorio e quella immunitaria. Ma anche la capacità di interazione sociale e senso di sicurezza e percezione di se stessi.

3. Quali controindicazioni può avere la pratica del Karate?

Praticamente nessuna, a patto che l’insegante sappia rimodulare il programma tecnico d’insegnamento in relazione allo specifico praticante: l’insegnate di Karate Do non seleziona, integra. In quest’ottica, il Karate Do può essere insegnato anche ai bambini affetti da gravi malattie, fra le quali quelle neoplastiche, direttamente nelle corsie ospedaliere, così come accade nell’ambito di Kids Kicking Cancer, del quale sono insegnante volontario all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ovvero con gruppi di praticanti della terza età, quali i “Lupi Grigi”, squadra di “Spaceway Cowboy” molto “over”, con i quali condivido una splendida avventura di pratica, ormai da oltre dieci anni. 

4. A quale età si può praticare il Karate?

In teoria a qualsiasi età, ma, stanti le notevoli differenze nelle prime fasi dell’accrescimento motorio, consiglio di valutare caso per caso. Comunque, credo che prima dei cinque, sei anni, sia meglio far praticare ai bambini altre discipline, o al limite una versione estremamente ludica e decontestualizzata.

Grazie Enrico!

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