La danza nel Rinascimento – Storia della danza

La danza nel Rinascimento comincia a cambiare, come abbiamo visto, nel Medioevo (La danza nel Medioevo), così come nelle epoche precedenti (La danza per l’uomo primitivo, Danza nell’antica Grecia e la Danza nell’antico Cristianesimo), l’essere umano danza per trascendere i ristretti limiti dell’io, non era la danza espressiva in senso moderno a spingere gli uomini a danzare nel modo in cui sentivano di farlo. La danza era motivata dal bisogno di evadere la realtà. Ora, nel Rinascimento i maestri di danza mettono ordine nei movimenti e costruiscono dei sistemi, quindi la danza diventa una disciplina.

“La qual virtute del danzare è un’azione dimostrativa di fuori di movimenti spirituali li quali si ànno a concordare colla misurata e perfetta consonanza d’essa armonia, che per lo nostro audito alle parti intellettive trai i sensi cordiali con diletto discende, dove poi si genera cierti conmovimenti dolci, i quali, come contra sua natura rinchiusi, si sforzano quando possono, di uscire fuori e farsi manifesti” . Da Trattato dell’arte del ballo

I maestri di danza

Nel Medioevo il bisogno di danzare era connesso all’analfabetismo e al modo di pensare per simboli, la parola scritta era appannaggio soltanto di preti ed autorità, quindi, la mancanza di comunicazione letteraria spinse l’essere umano a rivolgersi al gesto simbolico. Per molto tempo questi gesti rimasero senza ordine, ma ora, a metà del Quattrocento, questo muoversi casuale si definisce nelle regole dei maestri di danza, i quali diedero una svolta decisiva all’evoluzione della danza. Si cominciarono a separare le danze popolari da quelle di corte, che precorrono la danza di teatro. Si forma un corpo indipendente di maestri di danza, soprattutto in Italia settentrionale, tra i quali spicca il nome di Guglielmo Ebreo di Pesaro, la sua opera De pratica seu arte tripudii vulgare opuscolum, fu usata come libro di testo da molti maestri di danza dell’epoca.

la danza nel rinascimento

La Regina delle danze: Bassadanza

Ormai in Europa esistono due poli della danza, quello contadino che rappresenta la sopravvivenza dell’energia primitiva e quello aristocratico, che anticipa la danza d’arte. Nelle corti la Bassadanza diventa la regina delle danze, una danza senza salti e movimenti vivaci, legata al sentimento di dignità umana, molto sentito nel Rinascimento, epoca in cui non si credeva più all’ineluttabilità della decisione divina, ma alle possibilità della natura umana. Durante il Rinascimento, nelle feste di corte, i balli dettati dai maestri di danza cominciarono ad acquisire sempre più delle strutture drammatiche, proponendo i personaggi della mitologia classica. Gli elementi di queste rappresentazioni imitative della danza, diventarono un’opera d’arte destinata allo spettacolo: il balletto.

Danza come professione

La danza pantomimica lascia la sfera della “società” e diventa attività esclusiva di professionisti che ne fanno oggetto di rappresentazioni pubbliche. Ormai la danza si è distaccata dal fervore spirituale, ha perso il suo significato magico, per assumere un carattere puramente spettacolare. Il desiderio di separare porta ad una classificazione degli stili, per giungere così ad una netta distinzione dei generi di danza.  Nel campo religioso questo processo porta alla Riforma e alla Controriforma; nel campo della scienza al distacco del mondo laico del sapere, al mondo della Chiesa e all’autonomia delle varie discipline.

Dalla danza contadina al Minuetto

“Quando la danza diventa anemica, in una società troppo raffinata, essa assorbe forze vitali, necessarie al suo sviluppo. Dalle regioni rimaste più vicine alle radici naturali della vita del movimento spontaneo e della sua ispirazione”. Da Storia della danza

Ed è proprio una danza contadina in circolo che porta il Pas coupé “passo tagliato” al suo apogeo, il Minuetto, all’inizio una danza allegra e veloce poi, affinché corrispondesse alla “danza nobile” del balletto accademico, divenne lenta e stilizzata, simbolo dell’età feudale, molto attenta alle forme. “L’eros non è più amore ma cortesia, non più impulso ma disciplina”. Da Storia della danza

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