La danza nell’antico Cristianesimo-Storia della danza

Anche Gesù danzava! Siamo al terzo appuntamento nel nostro viaggio con la storia della danza come liberazione dell’io. In questo articolo andremo a conoscere la danza nell’antico Cristianesimo. Perché anche qui, il “modo di essere danzante”, veniva praticato per portare i religiosi alla completezza della propria esperienza spirituale. Come nei popoli primitivi (leggi articolo: la Danza per l’uomo primitivo) e per l’antica Grecia (leggi articolo: la Danza nell’antica Grecia).

Gesù canta e danza

Giovanni, uno dei discepoli più vicini a Gesù descrive nei suoi scritti “gli atti di Giovanni”, la Danza circolare della croce. Questi scritti contenevano la pratica spirituale della danza estatica e furono condannati come eresia nel V secolo da Papa Leone il grande, il quale affermò: “essi contengono uno scottante letto di perversità e, non solo dovrebbero essere proibiti, ma rimossi e bruciati col fuoco”. (da Trance dance, la danza della vita). Il testo greco  degli Acta Johannis (III,94), contiene un Inno di Gesù cantato nell’ultima cena : “Gesù ordinò agli apostoli di mettersi in circolo e di prendersi per mano strettamente, ed egli, in mezzo, incominciò con l’Inno: Gloria a te, o Verbo! Gloria a te , Spirito! Amen.  Io sarò libero, io vi libererò. Danzate nel cerchio di danza: io suonerò il flauto, e voi danzate; io compatirò e voi compatite. Gli otto cieli cantino gloria con noi. Amen. Così le dodici stelle danzino alte le loro danze in giro. Amen. Chi non danza, ignora quel che accade. Amen. E a lui, di volta in volta, gli Apostoli risposero, cantando e ballando”.

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La danza circolare della croce

Secondo Giovanni, chi danzava la Danza circolare della croce riceveva due benefici principali: “…arrivavano a conoscere la loro identificazione con la coscienza di Cristo, o Spirito. Imparavano a trascendere il paradosso delle sofferenze umane e a scoprire la loro immortalità”. (da Trance dance, la danza della vita).

Le danze cristiane

Nei testi liturgici-rituali apparsi nei primi secoli dopo il Mille, si trovano accenni alla danza estatica usata dai cristiani, tra questi i più importanti si riferiscono ai riti dei Terapeuti, la comunità giudeo-cristiana sorta nel tempo dei Maccabei, presso Alessandria d’Egitto. Questi asceti vivevano in assoluta povertà e celebravano la Pentecoste ogni cinquanta giorni, con una veglia, durante la quale : “uomini a destra, donne a sinistra guidati da due corifei, come sospinti da un’ispirazione celeste, si muovevano insieme  o a gruppi alternati, con gesti di gioia e passi di danza, fondendosi infine, in un solo coro e inebriandosi fin al mattino di questa santa ebbrezza”. (da Trance dance, la danza della vita).

I primi padri della Chiesa manifestavano un’autentica ammirazione per la danza, da S. Basilio il quale esulta: “Che ci può essere di più felice qui in terra che poter ripetere le danze degli angeli?” (Epist. I e II). A S. Gregorio di Naziano, il quale assicura che: “… i cherubini in cielo non fanno altro che condurre eterne carole intorno alla Prima Causa” (Orat. XXVIII). A S. Giovanni Crisostomo, il quale predica ai suoi discepoli: “ …vi piace ballare? Ballate pure, che il Signore ci dette due piedi perché ci unissimo alla danza celeste” (Hom. 48, 49).

Proibizione della danza rituale

Nel Medioevo la danza rituale a poco a poco fu proibita dal Crsitianesimo, soprattutto quella caratterizzata dall’estasi. Si incominciarono a punire gli eccessi delle danze nei luoghi sacri, anche se, la danza estatica come espressione di religiosità, continuerà a persistere, tanto che ancora oggi in Bulgaria, in un villaggio presso Burgaz, sul Mar Nero, l’antica setta dei Nestinari esegue ancora, per la festa di S. Elena e di S. Costantino, una cerimonia di tipo fachiresco, nella quale si ritrova l’ultimo resto della danza estatica cristiana: “ Il gruppo di danzatori, guidato dalla Babanua (la nonna), che spiega come i due santi marciano innanzi ad essi, gettando acqua sulla brace, dopo essersi genuflesso alle sacre icone, comincia le sue evoluzioni intorno al fuoco, scandite da tamburi e cornamuse. Per tre volte vi si aggira, mentre alcuni danzatori invasati dall’estasi, si staccano a volta dal gruppo, per calpestare in cadenza la brace, dopodichè tutti tornano ad inginocchiarsi sotto l’altare”. (da Trance dance).

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