Le relazioni Amore e odio? Sentiamo il maestro Jung

Le relazioni umane che siano d’amore, di amicizia, di lavoro o di qualsiasi genere, portano soddisfazioni e sofferenza, dunque amore e odio, questo perché viviamo in un mondo duale in cui probabilmente, va fatta l’ esperienza dei poli opposti per ritrovare il centro. Quel centro che, non è come la psicologia da supermercato vede, come negazione o trasformazione del “negativo”, ma come integrazione. Allora la relazione, che si sposta tra i due poli, può essere l’apparizione di ciò che non ho ancora integrato. Dunque l’altro è lo specchio di me che riflette qualcosa che non vedo. Vedendolo, vado oltre amore e odio, oltre giusto o sbagliato, oltre il giudizio su me e/o l’altro.

“Pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro”. (C.G.Jung – Lettere)

relazioni amore e odio

La relazione con l’altro per Jung

Psichiatra svizzero, fondatore della psicologia analitica Carl Gustav Jung (1875 – 1961) che ha diffuso i concetti come l’inconscio collettivo, gli archetipi, il processo di individuazione (Leggi: Conosci te stesso per essere libero il processo di individuazione di Jung) è stato forse il più profondo ricercatore dell’interiore, dell’insieme di emozioni, bisogni, immagini che formano l’inconscio dell’uomo.

“Non ci si conosce in base all’Io ma al Sè, a quel Sè straniero che è fondamentalmente nostro, che è lo stesso nostro ceppo da cui l’Io è sorto”. (C.G.Jung Realtà dell’anima)

Jung nel Libro Rosso si sofferma sul rapporto con l’altro come una tappa necessaria per il processo di individuazione. Grazie a quella che Jung chiama “coscienza simbolica”.

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Nella psicologia da supermercato è sempre l’altro il “cattivo” che sia un narcisista patologico, un dipendente, un  borderline, manipolatore ecc. e c’è sempre una tecnica per “difendersi” da tali personaggi. Ma è proprio il gioco di concentrarsi sull’altro che non dà possibilità di guardare in sé stessi.

“Devo imparare che dietro a ogni cosa da ultimo, c’è l’anima mia e se viaggio per il mondo ciò accade in fondo per trovare la mia anima. Perfino le persone più care non sono la meta e il fine della ricerca d’amore, ma simbolo della nostra anima”. (Jung – dal Libro Rosso)

Occuparmi di ciò che è “dentro” per risolvere ciò che è “fuori”

L’altro che sembra stare fuori di me è l’altro in me che non conosco. Potrò occuparmi dell’altro “fuori” di me quando mi occuperò del’ ’”altro “dentro” di me.

Ma non si pensi neanche che vedere nell’altro sé stessi voglia dire accettare passivamente certi comportamenti, modi di fare, linguaggi, insomma, qualsiasi cosa porti insofferenza, tristezza, rabbia, frustrazione ecc. Non è questo! L’osservazione di ciò che accade dentro di me, quando l’altro si comporta in un certo modo, parla in un certo modo, mangia in un certo modo, fa l’amore in un certo modo ecc., non è un giudizio su me o sull’altro, ma semplicemente un rendersi consapevole di ciò che accade in me. Se lui dice per esempio: sei ingrassata! E sento in me sensazioni, pensieri, emozioni di rabbia, ingiustizia o qualsiasi reazione susciti in me la sua frase, osservo, senza stare a “mentalizzare” troppo.  Quello che sento è ciò che non ho ancora visto di me o meglio, di ciò che è in me. Una volta osservato, potresti decidere se lasciare andare questa relazione perché è lì a dirti sempre “quanto sei grassa”, per esempio, o restarci, perché dopo aver preso consapevolezza di ciò che senti, non ti da più “fastidio” e magari lui smetterà di dirtelo perché a specchio, non ti serve più questa esperienza.

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Nell’ autobiografia Ricordi sogni e riflessioni, del 1961. Jung scrive:

“La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio…Tutto ciò che si trova nel profondo dell’inconscio, tende a manifestarsi al di fuori”. Il manifestarsi dell’inconscio al di fuori era per Jung come un sorgere spontaneo, mentre per  Freud era invece un ritorno del rimosso.

Jung dice che l’essere umano, la sua vita, può essere espressa soltanto attraverso il mito e l’espressione di questi contenuti psichici che potevano essere anche terrificanti, inquietanti erano portatori di risoluzione e crescita interiore. Il, dice Jung, racchiude in sé infinitamente di più che un Io soltanto, esso è l’altro o gli altri esattamente come l’Io.

L’individuazione non esclude ma include il mondo” (Jung 1947/54, p. 243).

La conclusione della ricerca è  il confronto dell’io con il vuoto del centro, quella che può essere chiamata un esperienza mistica.

Buona lettura!

 Bibliografia

 

 

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