Scegliere – Esiste il Libero arbitrio?

Esiste il libero arbitrio? Come scegliere? Qual è la scelta migliore? Chi sceglie? Quando ci troviamo di fronte ad una scelta da compiere o riflettiamo su una scelta fatta in passato, ci si chiede quale sia la scelta migliore o se abbiamo fatto la scelta giusta. Ma siamo davvero “noi” a decidere? La risposta rimane aperta, ma è interessante la scoperta del neuropsicologo Benjamin Libet e gli esperimenti successivi che la confermano, andiamo a conoscerli.

scegliere libero arbitrio

Esiste il libero arbitrio?

La domanda sull’esistenza del libero arbitrio, credo sia stata presente nella mente degli esseri umani da quando hanno incominciato a farsi domande e a riflettere su sé stessi e la propria vita. Quando si presenta una scelta da fare, arrivano due o più opzioni e solo una di queste diventa un’azione, un’esperienza. Diciamo che quando non c’è conflitto nella scelta fatta, tutto va bene, ma quando si presenta una voce interiore o un’immagine di come “poteva andare” se la scelta fosse stata un’altra, o se la scelta fatta ha portato una “cattiva” esperienza, ci chiediamo se avessimo scelto un’altra opzione: come sarebbe andata?

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Insomma, la questione rimane aperta. Secondo me, la prima domanda da farsi sarebbe: chi sono io? Prima di chiedersi se esiste il libero arbitrio, perché solo la risposta a questa domanda può portare successivamente la risposta alla prima; i saggi infatti rispondono ad essa: sì e no! Ma non è questa la sede per ampliare questo discorso. Qui andiamo a conoscere un esperimento che ha messo in luce qualcosa che deve farci riflettere.

L’esperimento di Benjamin Libet

Benjamin Libet (1916-2007), ricercatore nell’ Università di San Francisco, California, Dipartimento di Fisiologia, si è interessato all’approfondimento degli studi sull’attività neurologica umana e soprattutto della percettività.

Nel 1977 il suo esperimento nasceva dal voler misurare nei soggetti, la differenza di tempo tra, il Potenziale di Prontezza motoria (PPM) e la Realizzazione dell’azione. Per misurare questi parametri Libet usò l’elettroencefalografo (EEG), l’elettromiografo (EMG) e l’oscilloscopio modificato, per creare un punto sul monitor che girasse in modo circolare.

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  • Il soggetto seduto frontalmente al monitor, veniva monitorato dall’ EEG e dall’EMG sulle attività muscolari e cerebrali, mentre le veniva chiesto di agire muovendo una mano o tastando un pulsante quando il punto, in movimento circolare costante, raggiungesse uno dei segni sullo schermo.
  • Il risultato fu sorprendente: L’EEG metteva in evidenza che l’attività cerebrale che corrispondeva alla presa di coscienza del movimento, non era concomitante con l’inizio del PPM (-0,5 secondi), successiva, a -0,2 secondi. Cioè, tra l’inizio della preparazione al movimento e la presa di coscienza di esso, si registrò una differenza di 0,35 secondi. Quindi, il cervello del soggetto si predisponeva al movimento prima che questi intendesse davvero compierlo.
  • In altre parole Libet vide che il cervello iniziava il movimento volontario prima che il soggetto fosse consapevole di aver deciso di muoversi. La conseguenza che trasse il ricercatore fu quella di negare l’esistenza del libero arbitrio.

Esperimenti successivi Haynes

Le più odierne ricerche del Max Planck Institute per le scienze cognitive a Lipsia, guidate dal neuroscienziato John Dylan Haynes, mettono in evidenza che il cervello si attiva 10 secondi prima che l’individuo sia cosciente della decisione presa.

Nel 2007 Haynes rifece l’esperimento di Libet, ma con una strumentazione più sofisticata e cioè con la Risonanza Magnetica Funzionale (FMRI), in grado di rilevare l’attività cerebrale di un movimento in tempo reale. I soggetti studiati dovevano premere un bottone con l’indice destro o sinistro quando decidevano di farlo, durante una successione di lettere sul monitor.

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Haynes registrò un pattern di attività cerebrale che precedeva la decisione di circa sette secondi. Dunque, prima che i soggetti fossero consapevoli della scelta di muoversi, il loro cervello aveva già deciso. Haynes giunse alla risposta che, visto che la consapevolezza della decisione non avesse alcuna influenza sulla decisione dell’individuo, il libero arbitrio fosse un’illusione.

Per approfondire:

Bibliografia

 

 

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