Yoga Egiziano

Anche sotto le piramidi si praticano le Asana (posizioni), lo Yoga Egiziano. Un modo diverso dalla pratica tradizionale indiana, per raggiungere comunque lo stesso fine, cioè l’unione totale. Un mito indiano racconta che sia stato Shiva ad aver insegnato nelle foreste dell’Himalaya, la scienza dello yoga agli asceti. Ma lo yoga non è prerogativa solo dell’India antica, infatti si narra che nell’Età dell’Oro lo yoga fosse conosciuto e praticato in ogni angolo della Terra. Tra le svariate tradizioni che hanno utilizzato le pratiche yogiche, una delle meno conosciute e misteriose è quella egiziana. Sono state rinvenuti papiri, raffigurazioni che riportano scenari di rituali in cui si ravvisano le figure dello yoga.

L’unione tra Sole e Luna

La parola “yoga” deriva dalla radice sanscrita “yug” che significa “unire”, l’equivalente egiziano è il geroglifico “sma”, con lo stesso significato. Nella forma completa “sma tauy” corrisponde ad “hata yoga” dove “ha” rappresenta il Sole e “tha” la Luna, come unione degli opposti. Il geroglifico Sma Tauy è il simbolo che rappresenta l’unione, e nel mezzo c’ è una figura stilizzata che assomiglia all’immagine dei polmoni e della trachea. I papiri funerari alludono molto spesso al respiro e al suo controllo, ciò lascia supporre che nell’antico Egitto si conoscesse l’arte del respiro consapevole, quello che in India è chiamato “Pranayama”. Gli yogi indiani insegnano che attraverso il controllo del respiro si possa trovare pace, stabilità e trascendere la dualità.

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La sequenza dell’Aquila e il Ka (Candelabro)

L’Egitto, protetto dal Mar Rosso, dal Mediterraneo e dal deserto ebbe la possibilità di sviluppare una cultura e una spiritualità raffinate e complesse. Varie raffigurazioni su papiri sarcofagi e sculture, restituiscono i gesti usati durante le cerimonie, le meditazioni e le preghiere. Tra le posizioni più comuni dell’iconografia egiziana c’è il “Candelabro” o “Ka”: due braccia alzate al cielo ad angolo retto con gli omeri sullo stesso asse e gli avambracci perpendicolari, che disegnano il “Ka”, manifestazione delle energie vitali nella funzione creatrice e conservatrice. Rappresenta l’orientamento della coscienza verso l’Universo e permette di catturare e focalizzare l’energia. Inoltre il Ka a livello fisico è un potente strumento per rafforzare i muscoli della schiena e delle spalle e prevenire i reumatismi della cintura scapolare.

La posizione del Ka si raggiunge attraverso la sequenza dell’Aquila, che consta di due fasi, quella ascendente e quella discendente.

Prima Fase della sequenza dell’Aquila (ascendente)

  • In piedi con le braccia rilassate lungo i fianchi e i palmi delle mani in avanti
  • Inspira chiudendo lentamente le mani
  • Espira spostando gli avambracci in avanti fino a formare un angolo retto con gli omeri
  • Inspira sollevando gli avambracci in verticale
  • Espira aprendo lentamente le mani, ora i palmi si trovano uno di fronte all’altro
  • Inspira ruotando i palmi in avanti (posizione del Ka)

Seconda fase (discendente)

La seconda fase della sequenza dell’Aquila è molto semplice e si effettua facendo i gesti all’inverso della prima fase.

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Yoga egiziano come preparazione alle Asana

Lo yoga egiziano può essere usato come preparazione alle Asana dello yoga indiano. La sequenza dell’Aquila con movimenti armonizzati al respiro scaldano il corpo e lo predispongono alle Asana.

Le posizioni dello yoga egiziano per la loro semplicità sono adatte a tutti, anche a chi ha difficoltà nelle posizioni dello yoga classico.

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